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Fiscal Compact: il punto di vista italiano

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Con il governo tecnico l’Italia si ritrova ad avere per la prima volta un ministro delle politiche europee altamente competente in materia: riuscirà Moavero Milanesi a ridare slancio ad un’azione europea troppo a lungo trascurata? E qual è stato il contributo italiano ne dare forma al Fiscal Compact?


Il Ministro per le politiche europee Enzo Moavero Milanesi ha illustrato, lo scorso 19 gennaio, davanti alle commissioni riunite Affari Esteri, Bilancio, e Politiche dell’Unione Europea, le prospettive negoziali degli Stati membri dell’Unione europea relativamente al progetto del Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance dell’Unione economica e monetaria. E’ il cosiddetto Fiscal compact.

Il ministro, descrivendo i punti su cui il governo italiano ha deciso di puntare durante la fase negoziale, ha anche affermato che le azioni della sua politica sono concordate con tutto il governo, in quanto la sua linea si muove nel pieno rispetto dei compiti del Parlamento italiano, ma secondo un’ottica propriamente europea. Egli si riferisce alla linea politica tracciata dall’UE nella scorsa primavera che aveva come obiettivo primario il pareggio di bilancio, o meglio il divieto per il deficit strutturale di superare lo 0,5 per cento del PIL nel corso di un ciclo economico, poiché lesivo per il rilancio della crescita. Scendendo nel particolare, la visione europea ha come scopo il rientro del debito pubblico nella norma del 60% del PIL, e un coordinamento più efficace dell’attività riformatrice tra i paesi europei. Questi sono presupposti imprescindibili per uno stato che voglia, o sia costretto, a chiedere un aiuto derivante dal cosiddetto fondo Salva Stati.

Un altro punto di focale importanza secondo il Ministro, soprattutto nell’ottica di rassicurazione dei mercati finanziari, è quello di tutelare la massima unitarietà del quadro istituzionale dell’Unione europea sia sotto un profilo, appunto, istituzionale e sia nell’ambito delle sue attività legislative oltre che procedurali. Questo sarà possibile, ha affermato Moavero, se ogni Stato membro deciderà di rinunciare ad una parte dei propri interessi nazionali nel nome di un interesse generale di tipo europeo. Il governo italiano, ha proseguito il ministro, per garantire il successo di questa operazione si è posto in maniera propositiva e collaborativa, e l’incontro dei giorni scorsi tra il Presidente del Consiglio Mario Monti e il premier britannico David Cameron ne è una testimonianza tangibile ed evidente.

Di particolare interesse è la natura intergovernativa dell’accordo c.d.. Fiscal Compact. Esso dev’essere interpretato come il mezzo logico per arrivare alla fase della ratifica del trattato, obiettivo unico e dovuto che dovrà vedere coinvolti il più ampio numero possibile di Stati membri. Un altro argomento su cui il ministro si è concentrato è il voler evitare l’introduzione di ulteriori elementi di rigidità rispetto alle intese prese nell’incontro dello scorso dicembre, e nello stesso tempo, cercare di promuovere la discussione di alcuni punti inerenti all’accordo Euro Class. Quest’ultimo si basa sul c.d. six pack, cioè le sei norme, che mirano a rafforzare la governance economica nell’UE. Quattro proposte riguardano le questioni di bilancio, inclusa una riforma del patto di stabilità e crescita dell’UE, mentre i due nuovi regolamenti mirano ad individuare e affrontare efficacemente gli squilibri macroeconomici all’interno dell’UE e della zona euro. La loro importanza si legge nelle dichiarazioni del Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy […]questa nuova serie di norme e procedure, discusse nella task force lo scorso anno e poi trasposte nella legislazione, costituisce un progresso importantissimo per rafforzare la sorveglianza macroeconomica e la disciplina di bilancio […] In ogni caso, secondo il ministro per le politiche europee, sarà molto importante ribadire l’abbassamento del coefficiente di deficit eccessivo dall’1% allo 0,5%: In caso contrario, molti stati sarebbero costretti a ridurre il debito di 40 miliardi l’anno circa, una pressione non sostenibile in questi tempi di crisi. Le misure del Six Pack quindi, sono un punto di partenza ottimale ma non devono essere visti come la pietra miliare per un nuovo modo di intendere la politica economica europea.

Infine, Moavero ha posto l’accento sull’importanza di assicurare un continuo ed efficace monitoraggio sui conti pubblici degli stati nazionali e sulle loro politiche di rientro del debito pubblico. Per garantire la buona riuscita di questa operazione, sarà molto importante la funzione della Corte di Giustizia, la quale si dovrà far carico, assumendosi così una grande responsabilità, dell’onere di sviluppare operazioni di controllo continuo sui deficit di bilancio degli stati europei. Questo, per il ministro, è un punto su cui l’Italia non intende indietreggiare nella fase negoziale, soprattutto alla luce di quanto fatto in questi mesi e di quanto intende fare nei prossimi. L’Italia deve rivendicare i progressi compiuti in tema di lotta al debito, sia grazie al varo delle manovre che anticiperebbero il pareggio di bilancio al 2013, sia grazie allo stadio avanzato della riforma costituzionale che prevede l’introduzione del principio del pareggio di bilancio in costituzione.

Il Consiglio europeo del 30 gennaio, ha poi gettato le basi per un testo finale che dovrà essere pronto entro inizio marzo. Il rispetto di queste scadenze farà sì che il trattato fiscal compact possa entrare in vigore a luglio 2012, una volta depositato il numero minimo di strumenti di ratifica (12 su 25).


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